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Communiqué

Le 18 mai 2015 à 19 heures aura lieu le vernissage de l'Expo-Atelier « Au bout de nos ombres, la légende de l'amour sans fin ® », à la galerie Novera ou nous vous attendons pour voir les œuvres et écouter de la poésie et le récit du long chemin de la Méditerranée à la mer Noire, passant par l'île de Malte…

Galerie ouverte toutes les jours de 11h à 20h, du 18 au 25 mai 2015.

Expo-Atelier d’Arts, du 18 au 24 mai 2015

Galerie NOVERA: 2, rue Pierre Le Grand, 75008 PARIS, près de la Salle Pleyel

 

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18 février 2015 3 18 /02 /février /2015 23:20

LE-POEME-COUVERTURE_0001.jpg

Mariela et Emmanuel CRIVAT-IONESCO

Le poème, naissance de la legende de l'amour sans fin

M. et Em. presse. 18 février 2015

ECRIRE A: ionesco@crivat.info

LA MAQUETTE DU LIVRE

Le Poème en scène au Théâtre Manoel, Malte

Le 26 février 2015, sur la scène du Teatru Manoel de La Valletta, Malte, le baryton italien Emilio MARCUCCI, a lu le Poème de la légende de l'amour sans fin, pendant les répétitions de l'opéra de Gaetano Donizetti, l'Elisir d'Amore.

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29 novembre 2014 6 29 /11 /novembre /2014 21:22

Pleyel-Concert-1.jpg Pleyel-Concert-2.jpg

La Salle Pleyel à Paris est une salle de concerts et de spectacles musicaux d'exception.

252 Rue du Faubourg Saint-Honoré, 75008 Paris
01 42 56 13 13

PLEYEL-6264.JPG

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14 octobre 2014 2 14 /10 /octobre /2014 21:47

2014-5247-copie-1.JPG

L'Éternité se rapporte à ce qui existe perpétuellement,

Le Temps à ce qui devient,

L'Espace est-il Éternel?

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22 septembre 2014 1 22 /09 /septembre /2014 11:31

UMBERTO-ECO_3001.JPG Photo: MetEm presse 2009

UMBERTO ECO SOFIA 2014

Ouverture du Congrès

“La Nouvelle Sémiotique, entre tradition et innovation”

Come è avvenuto il primo congresso della IASS/AIS nel 1974?

L’organizzatore, ero tutto io e la mia segretaria.

L’idea era nata quando c’era stata la fondazione dell’associazione di semiotica a Parigi, c’era stato un primo, anzi un secondo incontro a Varsavia, ma era subito dopo l’invasione della Cecoslovacchia.

È stato fatto questo incontro a Parigi e c’erano Jakobson, Benveniste, Greimas…io credo di essere l’unico…no io e Kristeva siamo gli unici due sopravvissuti di quella riunione.

E lì si è lanciata l’idea che si doveva fare un convegno. Poi c’è stata un’ultima riunione a Parma perché l’editore Franco Maria Ricci aveva voluto invitare tutti…sono state fatte le ultime elezioni. È stato eletto presidente Cesare Segre e io segretario - che non ne avevo nessuna voglia - ma Jakobson ha insistito e disse: partite per il congresso!

Dunque questa riunione è stata nel…la cosa a Varsavia era stata il ‘68 poi la riunione…La riunione è stata nel ’71 o ‘72 e abbiamo cominciato a cercare i soldi per il congresso. E ci hanno dato molte delusioni. Doveva essere un’organizzazione di Genova. Poi invece Genova non lo ha fatto etc etc

Poi finalmente l’istituto Gemelli a Milano ha messo un po’ di fondi, ci hanno dato una sala, c’è stato un piccolo aiuto privato. Ma poca roba. Avevamo avuto per l’epoca 20 milioni per pagare tutto. 20 milioni non erano niente. 20 milioni di lire (10000 euro)

Solo pagare un viaggio dall’America e lì partiva già almeno un milione. Bisognava pagare Jakobson, Sebeok, tutta sta gente. Insomma ce l’abbiamo fatta. Solo che non pensavamo affatto che venisse tutta quella gente.

Ce n’erano molti partecipanti?

Noi pensavamo così un 200-300 iscrizioni, sono arrivate 800-900 persone.

Ed è arrivata della gente importantissima che io non avevo invitato.

Tipo Lacan... Non era venuto in mente di invitare Lacan perché non era proprio un semiologo.

E la sera prima dell’apertura è stato fatto un party a casa mia dove abbiamo visto della gente che credevamo fosse morta da vent’anni: Buyssens, David Efron, quello che aveva studiato la gestualità. Noi gli abbiamo scritto ed erano venuti e quindi c’erano tutti, tutti! Mi ricordo che la mia segretaria aveva gli occhi spalancanti perché diceva, sono due anni che leggo solo dei nomi, ora li vedo qui e scopro che sono veri e che esistono davvero. E la cosa era stata organizzata bene, in modo che dopo la sessione d’apertura iniziavano le varie sessioni separate. E a un certo punto mi sono trovato seduto sui gradini di una scala che non avevo più niente da fare perché ciascuno era al proprio posto. Ogni sessione aveva il suo direttore, avevo capito che la cosa era andata bene.

Quale è il valore aggiunto di un congresso mondiale?

Per il primo, bisognava proprio addirittura scoprire in che senso molta gente si interessava di semiotica. Ci è arrivato lì, inatteso, Paul Watzlawick, quello della scuola di Palo Alto. Era venuto e lì abbiamo capito che anche quel tipo di ricerche potevano avere un coté semiotico.

Infatti se guarda gli atti del congresso ci sono proprio varie sezioni, e lì si è disegnato un po’ quello che io ho sempre sostenuto, e sostengo sempre di più, mentre molti dei miei colleghi no, che la semiotica non è una disciplina. È piuttosto, dovesse essere un’organizzazione universitaria, una facoltà.

Io faccio l’esempio di medicina. Cosa c’è in comune tra la dietetica e la cancerologia, e la tisiologia e la gastroenterologia, sono tecniche e hanno una cosa in comune: la salute del corpo umano.
Non solo, tra varie sezioni, tra un cancerologo e dentista c’è un abisso, ma anche all’interno di una stessa specialità ci sono le scuole diverse. Questo io l’ho scritto anche nella prefazione di semiotica e filosofia del linguaggio: c’è una semiotica generale che, per me, non per tanti altri, è ancora una disciplina filosofica di fondazione della semiosi, del segno. Va be’ io sono legato a Peirce… E poi ci sono le semiotiche specifiche che possono essere anche molto diverse l’una dall’altra anche se all’inizio, per esempio nel momento dell’enfasi strutturalista si pensava di trovare categorie generali che funzionassero…Si cercavano le articolazioni non solo nella lingua ma anche nel cinema… Abbiamo commesso anche tanti atti di ingenuità… era proprio il pensiero di poter trovare delle categorie generali… E non è così, perché più la semiotica va a distribuirsi in vari settori più scopre degli universi che hanno le proprie leggi. Ci dovrebbe essere a dominare tutte queste specialità quella che io chiamo la semiotica generale. Che poi è quella che ho praticato io. Nel senso sì, all’inizio mi sono occupato di cinema, di arti visive, ma poi ho lasciato che lo facessero altri, specializzati, e che si specializzassero in quelle cose lì. Io mi sono limitato, specie nelle ultime opere, a problemi di teoria generale.

Oggi secondo me sono pochi quelli che fanno teoria generale e molti quelli che fanno non so, sociosemiotica etc…che va anche bene, ma se si va a vedere il programma del congresso di semiotica di Berkeley del 94 c’era un numero di discipline incredibili che andavano persino alla vita dopo la morte. Lì si era addirittura, secondo me, esagerato però quello che io continuo a credere è che quello che all’inizio dagli analitici era stato chiamato linguistic turn della nostra epoca è stato di fatto il semiotic turn. Tutte le discipline, non solo quelle umanistiche, ma pensi anche alla genetica…codice genetico, il DNA… si sono molto orientate sul problema semiotico. Tanto è vero abbiamo avuto un convegno nel 81-82 a Lucca dove sono stati gli immunologi che hanno voluto vedersi con i semiologi per trovare dei punti in comune. Lì c’era proprio un problema. Là dove loro credevano di vedere della semiosi, per me c’erano sempre e soltanto ancora degli stimulus response.

All’epoca la semiotica era di moda. Poi come si è sviluppata?

Si però poi ci sono stati altri fenomeni. Mentre in Italia, in Germania, la semiotica ha continuato a svilupparsi, i francesi, a un certo punto ciascuno per invida dell’altro dicevano: io non faccio più semiotica…, faccio psicanalisi, diceva Kristeva, Todorov ha fatto della storia della cultura e altre cose bellissime. E chi ha preso un po’, come dire, il comando della semiotica è stata la scuola greimasiana. E basta. Almeno a Parigi. Poi se si va a vedere in una università periferiche si vede che c’è della gente che fa della semiotica senza essere necessariamente dei greimasiani. Però quelli che pretendono che ci sia una semiotica unica scientifica sono i greimasiani.

Negli Stati uniti c’è stato, diciamo, l’urto con la filosofia analitica. Che noti bene, in gran parte può essere intesa come una interessante forma di semiotica. Specie se si va avanti con i suoi critici come Rorty, Abbiamo fatto tanti convegni insieme. Ma in America ci sono le parole magiche. Semiotica non vendeva bene, poi alcune università come la Brown University hanno cominciato a fare il dottorato di semiotica ma a quel punto sono diventati di moda i cultural studies. Noti bene uno che fa della sociosemiotica fa dei cultural studies ma hanno cambiato il nome del dottorato e la semiotica l’han chiamata cultural studies. Lì funzionano degli shibboleth delle parole d’ordine, vorrei dire, commerciali. E quindi l’America è un caso a sé.

Sa che il paese con maggior numero di partecipanti è il Brasile!

Ma, il sud America ha sempre continuato, in particolare i brasiliani se ne sono occupati molto. I brasiliani si stavano occupando di Peirce prima che nascesse tutto il problema della semiotica in Europa. Tutti poeti Noigandre: Haroldo De Campos, Augusto De Campos, Décio Pignatari negli anni ‘50 studiavano Peirce. Naturalmente si erano sbagliati perché lo studiavano sui libri di Max Bense che non ha mai capito Peirce, ma pazienza.

Quale sarebbe la tradizione semiotica?

Tradizione è non buttare via …qualcuno dei miei amici che ha cominciato a dire “non buttiamo via Saussure”. Non buttiamo via quelli da cui siamo partiti. Per un certo punto la semiotica è sembrata tutta strutturalista, e sembrava che strutturalismo e semiotica fossero la stessa cosa, e non era vero. A un certo punto è stato buttato a mare lo strutturalismo, ma non bisognava buttare via tutto.

Come vede l’innovazione semiotica?

Innovazione, intendiamoci. Mentre nelle scienze dure c’è un senso enorme della continuità, io dico qualcosa solo sulla base di quello che ha detto lo scienziato precedente, e sviluppo, provo, disprovo etc. e mentre la filosofia analitica ha cercato di imitare questo atteggiamento delle scienze dure, c’è un corpus molto preciso, ciascuno fa un articolino piccolo partendo da un articolo precedente di un altro.

In genere nelle humanities c’è un mito delle novità a tutti i costi. I francesi in questo senso sono maestri. Io mi faccio notare solo se dico il contrario di quello che hanno detto prima. Se questa è l’innovazione allora è un procedimento dannoso. Addirittura capovolgendo il senso delle parole. Non so, Baudrillard che chiama seduzione quello che per gli altri non è seduzione. Questo tentativo di essere sempre come diceva Maritain Les chevaliers de l'absolu. Eh no, ecco perché dicevo prima tradizione e innovazione. Non bisogna a tutti costi far finta di dire il contrario. Forse è anche un vizio hegeliano. Si nega quello che è stato detto per andare avanti.

E innovazione in senso positivo?

Una parte del mio gruppo ha cercato di fondere negli anni 90 e 2000 la semiotica con le scienze cognitive, ed ecco che all’università di San Marino, che abbiamo fondato noi…sono stati fatti una ventina di convegni molto interessanti a cui sono venuti tutti i più grandi studiosi di cognitive science c’è stato uno sviluppo di rapporti. Io credo che mentre la primissima semiotica era ancora vittima di un dogma che pesava su tutta la filosofia, “della mente non si può parlare”… quindi o si parla del comportamento o si parla di… (non so cosa). Dopo le scienze cognitive si è capito che bisogna parlare anche della mente.

Io insisto sempre a ricordare una cosa: Adriano Olivetti, che era un grande uomo, assumeva nella sua azienda quando era indispensabile gli ingegneri perché ne aveva bisogno. Però se possibile gente che aveva dato una tesi in filologia greca o di filosofia, poi li mandava 6 mesi in fabbrica per capire cosa succedeva. Ma sapeva che uno che aveva fatto studi umanistici aveva la mente più aperta all’innovazione.

Su che cosa lavora adesso?

Io sono sempre stato dell’idea e l’ho sempre detto: dopo i 50 anni uno deve occuparsi solo dei poeti elisabettiani (ride). Le cose nuove deve lasciarle fare ai giovani. Invece lui sa come si studiano i poeti elisabettiani. Io non è che ho studiato i poeti elisabettiani ma mi sono un po’ in parte ritirato su studi storici. Non so se ha visto quel volumone sulla storia del pensiero medioevale.

E adesso sto riunendo tutti i miei scritti semiotici. Verranno fuori circa tremila pagine. Adesso sono tutti nelle mani di una persona che deve semplicemente unificare la bibliografia. Ma senza toccare i vari testi. Unificarli e metterli a posto. Verranno fuori due volumi in cofanetto. E così, un’offerta funebre da portare nella piramide per il faraone che muore.

E poi sa, io ho una strana linea della vita, che si interrompe a metà come se dovessi morire a 50 anni e poi però continua così. E cosa è successo a metà della mia vita, ho iniziato a scrivere i romanzi. Quindi c’è una vita parallela.

Ha preso l’altra strada, forse quella più gratificante…

Bè, quella più divertente. Adesso ce n’è uno nuovo. È già scritto. È una rappresentazione grottesca del giornalismo. […] È la storia di un giornale che volendo può sembrare un po’ berlusconiano, anche se si svolge nel ‘92 prima che Berlusconi entrasse in politica.

Cosa possiamo aspettarci, cosa si ottiene da un congresso?

Cosa si ottiene da un congresso lo si sa solo dopo. Quando abbiamo preparato il congresso del ‘74 non ci aspettavamo ci sarebbe stata quella disseminazione che c’è stata. Forse sarebbe bastato qualche piccolo errore di comunicazione, e venivano solo 100 persone e nessuno parlava più della semiotica. Quello che succede dopo un congresso e che esso non emana un documento finale dogmatico. Elabora degli atti. E negli atti si può trovare quello che si trova. Dipende da qual è la ricchezza e la novità degli atti.

Cosa augurerebbe ai partecipanti?

Cosa auguro ai semiotici: difendete la carta. Difendete la carta. Non studiate solo online.

Perché ci sarà il grande blackout, tutto scomparirà e solo i vostri libri rimarranno.

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19 août 2014 2 19 /08 /août /2014 21:38

La Nouvelle Sémiotique, entre tradition et innovation

CONGRERS-AIS-AFFICHE.jpg

CONGRES-SEMIOTIQUES-SOFIA.jpg

International Association for Semiotic Studies (IASS/AIS)
Southeast European Center for Semiotic Studies
Nouvelle Université de Bulgarie

Sofia 16-20 septembre 2014

LE PROGRAMME

EmMaRCUS.JPG

EmManuel CRIVAT-IONESCO et Solomon MARCUS

au Grand Hotel Sofia

ALBUM: Sofia Bulgarie

___________________

SOLOMON MARCUS

Order Versus What Looking for Conceptual Clarifications

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4 mai 2014 7 04 /05 /mai /2014 12:58

La-Monnaie 2444

La Monnaie / De Munt,  l'Opéra National de Belgique

En 1700, Gio-Paolo Bombarda, conseiller financier du gouverneur des Pays-Bas espagnols, fit construire une salle destinée aux représentations publiques de théâtre lyrique, dramatique et de ballet. Conçu par les architectes Paolo et Pietro Bezzi, le théâtre fut érigé à la place de l’Hôtel Ostrevent où l’on frappait la monnaie, d’où le nom de «la Monnaie».

La-Monnaie 2469 La-Monnaie 2437 La-Monnaie 2501

Les ateliers de l'Opéra Royal de la Monnaie

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31 décembre 2012 1 31 /12 /décembre /2012 12:00

Aujourd’hui, le dernier jour de 2012, attendant les douze coups de minuit, je regarde tout ce que nous avons accompli et les chantiers de l’esprit que nous avons ouverts, les combats que nous avons perdus sans battre en retraite, l’approche de la mort, nos voyages incessants de Hong Kong en Chine, à l’Ile de la Réunion dans l’Océan Indien, de Paris à l’Ile de Malte en Méditerranée, de Vienne en Autriche au bord de la Mer Noire, de l’Ecosse à Leipzig en Allemagne et à Rome en Italie…

La lecture de nos écritures et notre expertise de sortie de crise, sur tous les continents, dans toutes les Russies, la Chine, le Japon, toute l’Asie, l’Afrique et les Amériques, en Australie et dans toute l’Europe.

Je regarde cette mission sans espoir et je trouve que tout va bien.

La dé-financiarisation de l’abri a commencé  en hommage de l’Abbé Pierre.

La reconquête de la signification est en marche en hommage à Algirdas-Julien Greimas,

 

Ce fut une belle année 2012.

Valletta-Malta.jpg

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27 mars 2012 2 27 /03 /mars /2012 16:20

Indignés de HONG-KONG 2039

"Justice Delayed is Justice Denied", dans le "passage du Dragon" de la tour HSBC, les Indignés de Hong-Kong.

Indignés de HONG-KONG 2040

Indignés de HONG-KONG 2041

Indignés de HONG-KONG 2042

Indignés de HONG-KONG 2043

Indignés de HONG-KONG 2044

Indignés de HONG-KONG 2045

Indignés de HONG-KONG 2046

Indignés de HONG-KONG 2047

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22 octobre 2011 6 22 /10 /octobre /2011 12:47

VISUEL-EXPO-FR_DER_BD.174111.jpg

Fondation Cartier

21 octobre 2011 › 18 mars 2012
Du 21 octobre 2011 au 18 mars 2012, la Fondation Cartier présente l’exposition Mathématiques, un dépaysement soudain, une création originale conçue en collaboration avec l’Institut des hautes études scientifiques (IHÉS), sous le patronage de l’UNESCO, et avec le concours de la commission nationale française pour l'UNESCO. Pour cette exposition, elle a ouvert ses portes à la communauté des mathématiciens et sollicité des artistes familiers des lieux pour les accompagner et donner ainsi à voir, à écouter, à faire, à penser, à interpréter les mathématiques. En convoquant les mathématiques entre ses murs, la Fondation Cartier fait elle-même l’expérience du « dépaysement soudain » formulée par le mathématicien Alexandre Grothendieck.

Mathematics: A Beautiful Elsewhere
October 21, 2011 › March18, 2012
From October 21, 2011 to March 18, 2012, the Fondation Cartier pour l’art contemporain will present the exhibitionMathematics: A Beautiful Elsewhere, an exhibition developed in association with the Institut des Hautes Études Scientifiques (IHÉS) and under the patronage of UNESCO. For this unprecedented event, the foundation has opened its doors to the community of mathematicians and asked artists with whom it has worked closely in the past to accompany them in order to create opportunities for seeing, hearing, doing, thinking and interpreting mathematics. By bringing mathematics into its premises, the Fondation Cartier is itself undergoing the “sudden change of scenery” described by the mathematician Alexandre Grothendieck.

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20 mars 2011 7 20 /03 /mars /2011 12:00

eu_csalupor.jpgEmmanuel CRIVAT

CENTRE NATIONAL DE LA RECHERCHE SCIENTIFIQUE (CNRS)
CONCOURS DE RECRUTEMENT DE CHARGÉ DE RECHERCHE - 2011

Projet de programme de recherche

L'inscription dans le temps du «bâti fonctionnant»

En 2006, quand j’ai initié le concept d’«ImmoDurabilit€» : « l’inscription dans le temps du bâti fonctionnant », je n’imaginais pas que dans le cadre de la mondialisation, la titrisation, l'externalisation, délocalisation, relocalisation, rationalisation, optimisation, modernisation, restructuration, et la financiarisation de l’immobilier et particulièrement du logement nous mènera à la crise finale du capitalisme financier.

Comme disait Eugène Ionesco : « Le roi se meurt »

La pratique de l’espace, dans un système urbain soumis à la spéculation immobilière est perturbée à tel point que la première description de la maison est sa «valeur» au m2.

Il est urgent qu’un retour à la signification de l’abri, une nouvelle expertise immobilière de la ville soit le sujet d’un programme de recherche nationale.

ImmoDurabilité est un concept temporel: l’inscription de la «chose immobilière» dans le temps, d’une manière durable.

Si l’on considère cette description comme une définition de la durabilité du bâti qui fonde l’action de transformation de l’espace, de sa consommation, nous pouvons construire un mécanisme révélateur des préoccupations permanentes de l’être social qui s’approprie la nature: la production des valeurs, de la signification.

Il semble évident que l’intérêt d’un tel point de vue sur «le monde des travaux publics et du bâtiment» est prospectif et permettrait d’organiser, d’instrumenter une série d’indicateurs placés dans un présent élargi du projet et qui se mettrait à « clignoter » tout le long du processus de consommation de la ville, de la région, du monde et de l’univers tout entier.

Développement durable et qualité environnementale ne seraient que des sous-produits d’une pensée globale et visionnaire de la ville universelle, avec la mondialisation comme étape.

La structure actantielle de l’art de bâtir est universelle : « l’architecte » conçoit ce que « client » désire et « l’entrepreneur » peut construire.

Au niveau de la manifestation, cette simplicité élémentaire ne transparaît plus que dans les sociétés traditionnelles.

Dans notre société sur-codifiée, la « chose immobilière »est devenue, avant même son existence, un objet d’échange démultiplié qui passe « entre les mains » d’un nombre d’acteurs (intervenants) qui rendent son inscription dans le temps d’une manière durable, nécessaire, implicite, obligatoire même, mais très compliquée à décrire.

Vaste sujet qui mériterait quelques thèses de doctorat.

Un exemple remarquable issu de la pratique de l’externalisation, du management immobilier et des services sur le fond des particularisations du Code des Marchés Publics pour les Contrats de Partenariat Public-Privé, peut donner une idée de ces complications descriptives.

emmanuel_crivat_atena_2007_1plus.jpg

Presentation, Athènes 2007

Etape suivante:

The World Congress of Semiotics in China 2012

Global Semiotics: A Bridge linking Different Civilizations

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